Braving Bonegilla. A Melbourne una mostra fotografica sull’esperienza della prima migrazione italiana in Australia

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Ha aperto al pubblico lo scorso 4 giugno, presso il Museo Italiano di Melbourne al 199 di Faraday Street in Carlton, la mostra fotografica dal titolo: “Braving Bonegilla: a photographic journey in the Italian migrant experience” che racconta memorie personali e scene di vita dei migranti italiani che, dal dopoguerra fino all’inizio degli anni 70, passarono e sostarono nel campo di smistamento di Bonegilla a circa 250 chilometri a nord-est di Melbourne.

Originariamente, durante la Seconda Guerra Mondiale, Bonegilla era stato concepito come un campo militare il Bonegilla Army Camp. Subito dopo il 1947, il Dipartimento dell’Immigrazione Australiano lo aveva trasformato nel primo e più grande centro per l’accoglienza e la formazione degli immigrati e prese il nome di Bonegilla Migrant Reception and Training Centre. Da li’ passavano i migranti che all’indomani del Grande Conflitto fuggivano dai paesi europei devastati dalla guerra per cercare rifugio in Australia.

Si calcola che dal 1947 al 1971 il Centro abbia ospitato circa trecentomila persone da tutto il mondo e la presenza italiana fu sicuramente tra le più numerose. In quell’arco temporale gli italiani che emigrarono in Australia furono oltre 350 mila, di cui 42 mila arrivarono attraverso l’Assisted Passage Scheme, il programma di migrazione assistita stipulato da entrambi i governi.

Nello specifico, il centro di Bonegilla operava come centro di accoglienza e di formazione professionale, nonché come centro di smistamento per il collocamento degli immigrati nelle varie destinazioni lavorative decise per loro da parte delle autorità australiane.

Ma che tipo di vita si svolgeva a Bonegilla? Su questo aspetto le immagini esposte alla mostra, che resterà aperta fino al 14 agosto, sono molto significative, così come anche le parole e i ricordi di alcuni migranti intervistati. Memorie che ben descrivono la quotidianeità del campo.

La mostra é una collezione di memorie, testi, foto e molto altro che racconta di una vita molto semplice ma allo stesso tempo non priva di difficoltà e sofferenza. Per molti degli immigrati e dei rifugiati il problema principale era il fatto che Bonegilla si presentava per alcuni aspetti come una situazione di limbo, in cui si respirava un’aria carica di ansia, nostalgia, lunghe attese, ma anche di speranze per il futuro.

E’ inoltre importante menzionare che il 1952 fu per l’Australia un anno di recessione e molti italiani giunti allora, anche attraverso un percorso assistito, non riuscivano a trovare lavoro: senza denaro e isolati nel campo di raccolta di Bonegilla, cominciarono ad organizzare accese forme di protesta per il cibo, per le ostilità della popolazione locale e per la forte disoccupazione, talvolta così violente da richiedere addirittura l’intervento delle autorità diplomatiche e militari.

Accanto a queste situazioni di grandi difficoltà, le fotografie che compongono la mostra ci raccontano comunque anche di una quotidianità vissuta in maniera più spensierata e dei passatempi con cui, in maniera creativa, gli ospiti di Bonegilla spezzavano la monotonia delle loro  giornate.

A tal proposito si possono trovare per esempio molte immagini di immigrati che suonano strumenti musicali, che cantano, oppure che organizzano feste, partite di calcio o scampagnate nelle località vicine, come Lake Hume. Curiose sono le foto che ci mostrano altri immortalati dopo una proficua battuta di caccia ai conigli.

La mostra è stata realizzata grazie alle storie e alle fotografie offerte, con grande generosità, dalla comunità dei migranti italiani ed europei alla Società Storica Italiana del Co.As.It. e sarà visitabile gratuitamente fino al 14 agosto dal martedì al venerdì dalle ore 10 alle 17 e il sabato dalle 12.30 alle 17.

Si tratta di un’esposizione coinvolgente, sia per adulti che per bambini, in quanto offre al visitatore una preziosa occasione per riflettere su un capitolo importante della storia della prima immigrazione Italiana in Australia. (Lucia Barbera)

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Source: Lucia Barbera

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