Cosa resterà della AS Roma a Melbourne – Una riflessione sul Calcio nello stato del Victoria dopo l’International Cup –

MELBOURNEPUNTOIT.COM – The Italian NewsPaper of Melbourne –

EDITORIALE – di Andrea Buonaguidi

E’ appena terminata l’International Champions Cup a Melbourne che ha visto partecipare l’AS Roma, il Real Madrid e il Manchester City in una serie di amichevoli che ha monopolizzato per tutta una settimana di metà luglio la dolce vita melbourniana.

I primi sintomi del delirio collettivo si sono verificati il weekend prima dell’inizio della prima partita con l’arrivo in solitaria di Cristiano Ronaldo che il venerdí sera ha cenato in un rinomato ristorante italiano in Bourke St. Sparsasi immediatamente la voce sui social network cittadini, il giorno dopo il centro città sembrava la settimana della moda di Milano per il numero di ragazze tirate a lustro a passeggio speranzose di incontrare il bel portoghese.

Dal punto di vista calcistico non si può dire che questi tre incontri abbiano offerto uno spettacolo tecnico tattico indimenticabile. Qualcosa di più esaltante si é visto nell’ultima partita fra Real e Manchester ma é anche vero che nessuno si aspettava di rivivere le emozioni di Italia Germania 2006 durante questo torneo. Roma – Real Madrid verrà ricordata come la partita degli aeroplanini di carta con la folla pronta ad esultare ogni qual volta un aeroplanino lanciato dagli spalti arrivava in campo.  Qualcosa di meglio si é visto in Roma – Manchester fino ad arrivare all’ultima partita in cui il Real ha strapazzato il Manchester di fronte a 99mila persone. Ricordatevi questo numero.  I fischi a Sterling da parte dei tifosi del Liverpool e l’autografo chiesto da Bale a Totti sono curiosità che risaltano alle cronache e fanno da corollario a questi grandi eventi. 

Quello che rimarrà invece per gli italiani di Melbourne sarà sicuramente la dimensione umana dei giocatori della Roma.  Durante tutta la settimana é stato facile incontrarli in città o in alcuni locali del centro. Da soli o in gruppetti a passeggiare tranquillamente e pronti a farsi approcciare da tifosi e bambini in pieno spirito easy going come Australia docet per una foto o per un autografo. 

Quello che rimarrà invece per il futuro e che non é stato ancora compreso o meglio accettato é il fatto che questa International Cup ha praticamente immortalato la fine di un’epoca sportiva e culturale per lo stato del Victoria.  Non tanto per l’evento in se stesso, ma quanto per esser stato questo il finale col botto di un percorso iniziato negli ultimissimi anni. Parliamo del percorso di rincorsa  del calcio nei confronti del footy, fino ad oggi lo sport monopolio dello stato del Victoria. Quelle 99mila persone presenti all’MCG non erano lí per vedere l’equivalente “degli attori di Holliwood” come é stato ingenuamente affermato da The Guardian in un recente articolo. Quelle 99mila persone avevano pagato fino a 220dollari a biglietto per the love of the game.

Facciamo un passo indietro e prendiamo come punto di partenza i mondiali del 2006.  Come conseguenza dalla partecipazione dell’Australia  si é subito notato, specialmente nelle scuole secondarie, un interesse per il calcio come attività fisica. C’é da tenere a mente che stiamo parlando degli stessi ragazzini che fino a pochi mesi prima giocavano a footy.  In quegli anni ad Albert Park l’unico posto dove si giocava a calcio era l’area dietro i box della Formula Uno, le porte fatte con le maglie per terra, e squadre per lo piú composte da immigrati, sempre pronte a litigare con i giocatori di cricket su chi dovesse usare quell’area. Adesso ad Albert Park ci sono una mezza dozzina di strutture attrezzate e ben mantenute in erba naturale e sintetica piú alcuni campetti da calcetto in muratura accessibili liberamente. Il sabato sono sempre pieni. Nel 2008 il canale televisivo SBS fu sorpreso dal numero di spettatori che seguivano la diretta dei mondiali di calcio femminile svoltisi in Cina.

L’amore per il gioco stava crescendo cosí come la sua popolarità fra i ragazzini. Questo ovviamente é stato senza dubbio supportatato dall’esplosione delle consoles e dei giochi di calcio. Non si può negare che playstation e xbox abbiano dato il loro contributo specialmente nella loro versione di gioco online con i ragazzini di Melbourne che si sfidavano scuola contro scuola in tornei autogestiti.  Nel 2009 il Melbourne Heart viene fondato dal nulla come seconda squadra di Melbourne, l’anno successivo viene inaugurato il rectangular stadium conosciuto oggi col nome di AAMI park e nel 2014 la società viene inglobata dal City Football Club dell’Abu Dhabi United Group con conseguente investimento di capitali arabi. Nel 2012 la Football Federation Victoria decide di cavalcare l’onda delle nuova passione per il calcio, e si rinnova completamente lanciando lo strategic plan 2012/2015 che prevede una serie di riforme che diano consistenza, coesione e spinta al movimento. Fra le molte riforme, viene creato il testo unico per la gestione dei club e la riforma dei patentini per allenatori che contempla l’aspetto pedagogico, tecnico e tattico che i nuovi allenatori dovranno seguire al fine di dare coesione e consistenza a tutto il movimento. Fra l’altro viene deciso di usare il 4-3-3 come schieramento tattico da insegnare ai ragazzini che cominciano a giocare per la prima volta. 

Nel 2014 la scelta di usare l’MCG, il tempio sacro del footy, per la partita Melbourne Victory contro Liverpool fa adirare l’Australian Football (footy) Federation. Quella partita registrerà 99mila spettatori paganti, lasciando di stucco un intero stato.  Nel 2015 arriva infine la ciliegina sulla torta. In Australia si disputano i mondiali asiatici di Calcio. Sette partite solo a Melbourne. Uno spettacolo incredibile per chi c’era. A fine torneo il numero degli spettatori paganti raggiunge il 20% in piú dell’obiettivo prefisso, questo grazie anche ad una politica di prezzi bassissimi e al coinvolgimento dei giocatori nel marketing scolastisco. Tutto questo accade nonostante certe difficoltà oggettive di logistica, marketing e supporto degli sponsor come conseguenza della non collaborazione del mondo del footy che vede nella crescita del calcio e nell’interesse da parte dei ragazzini una minaccia al proprio status. 

In uno stato come quello del Victoria dove il footy fa il bello e il cattivo tempo, a livello politico la sola parola “football” intesa come calcio é ancora tabù, politicamente parlando il calcio qui é l’americano soccer. Il ministro per lo sport e i grandi eventi del Victoria John Eren, interpellato sui 99mila partecipanti all’ultima partita ha dichiarato che – gli abitanti del vittoria amano i grandi eventi all’MCG – ma si é visto bene dal nominare la parola football o dal riconoscere il football (soccer) come il catalizzatore stesso di tutta quella passione. Il momento giusto per salire sul nuovo carro sembra non esser ancora arrivato per la politica, ma é solo una questione di tempo.

In ogni modo quelle 99mila persone sono piú di un numero. A questo punto pertanto é lecito vedere questa International Cup appena conclusasi come l’apoteosi di un processo di crescita lento ma costante. Un apoteosi che non deve esser considerata come un punto di arrivo, ma bensì come un riconoscimento di quanto fatto sin’ora ed un motivo per spinger ancora di piú per lo sviluppo del calcio. Certo c’é ancora tanto da fare ma la direzione e l’approccio pragmatico degli australiani in tutto quello che decidono di fare sono elementi importanti.  Nel Victoria ancora non esiste un quotidiano sportivo dedicato al calcio, c’è carenza di allenatori giovani e preparati anche se in questo settore i nuovi italiani la stanno facendo da protagonisti con le nuove academies recentemente aperte e con la presenza di giovani allenatori italiani a gestire i vivai delle squadre piú importanti. Il Salary Cup per i giocatori sembra adesso esser piú un limite allo sviluppo che non un opportunità in quanto non permette l’arrivo delle vecchie glorie europee che tanta presa hanno sui ragazzini. Il campionato federale a 10 squadre risulta poco attrattivo e fintato che i grandi sponsor non decideranno di abbandonare il footy per supportare il calcio difficilmente altre squadre potranno parteciparvi visti i notevoli costi di gestione. In ogni modo, la strada intrapresa é quella giusta e il processo di globalizzazione é a favore del calcio e non dell Footy. Alla fine, visto che il cordone ombelicale che legava la passione per il footy dei nonni ai nipoti si sta recidendo, come dicono qua, it’s only a matter of time. Buon Football a tutti. (Andrea Buonaguidi)

As Roma Melbourne

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Source: Andrea Buonaguidi

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